La storia


Le Amministrazioni di Genova e Piacenza nel 1925 costituiscono il CONSORZIO LIGURE PIACENTINO AVETO-TREBBIA, al fine di dirimere le diatribe di inizio secolo, sull'uso delle acque del bacino, nello stesso anno il decreto ministeriale disciplina le modalità della loro utilizzazione.
Il disciplinare prevede la realizzazione di 6 laghi artificiali per poter invasare più di 200 milioni di metri cubi di acqua, tre sull'Aveto (Cabanne, Boschi-Alpepiana, Confiente) e tre sul Trebbia (Ottone, San Salvatore, Barberino).
Il Consorzio per la realizzazione delle opere e per il necessario finanziamento stipula un contratto con la società TERNI che si impegna a realizzare tutti gli impianti ed il loro utilizzo per scopi idroelettrici, mentre il Consorzio è responsabile per le sole opere a scopo potabile ed irriguo.
Genova può derivare acqua dal Brugneto e dall'Aveto, dopo che siano state soddisfatte le esigenze irrigue piacentine.
Alla Terni subentra la controllata SIDROLIP, che anche per difetti di progettazione, fallisce nel 1930, lasciando a San Salvatore le opere incompiute. Contemporaneamente la CIELI, del gruppo EDISON, subentrata alla Terni nella parte a monte, realizza il serbatoio di Boschi, che con una galleria porta, ancor ora dopo 80 anni, l'acqua alla centrale di Salsominore, che viene messa in esercizio nello stesso anno, il 1930.
La CIELI, nel 1941 si impegna, inoltre, a realizzare a sue spese l'impianto di Cabanne e di Alpepiana dai quali far defluire nel periodo estivo 34 milioni di metri cubi a favore delle utenze piacentine, mentre la maggior parte del deflusso sarebbe avvenuto verso la Liguria per usi potabili.
Dal 1945 il Consorzio procede a far eseguire la progettazione di massima dell'impianto di Confiente, questo prevede una variante rispetto all'originario progetto del 1925, vi saranno infatti, due invasi, uno sull'Aveto ed uno sul Trebbia, collegati tra loro da una galleria, per complessivi 52 milioni di mc.
Si procede tra contenziosi e progetti esecutivi per giungere all'approvazione degli impianti di Confiente da parte del Consiglio Superiore del Lavori Pubblici nel 1959.
In concomitanza la CIELI, nonostante siano cambiate le condizioni al contorno: socioeconomiche (incremento del costo della mano d'opera e norme di sicurezza), tecnologiche (energia termoelettrica più conveniente per il basso prezzo del petrolio, mancanza di norme antinquinamento) e finanziarie (minori capitali necessari, ritorno dell'investimento più rapido), si impegna a dare un proprio contributo alla realizzazione delle due dighe di Confiente, in cambio di un ridimensionamento del progetto di Cabanne e di Alpepiana.
Gli impianti idroelettrici, negli anni di vacche grasse con il petrolio a buon mercato, non hanno più un ritorno dell'investimento competitivo.
Gli impianti vengono ridimensionati, a 40 milioni di mc, dai 109 previsti per quello di Cabanne, e viene abbandonato quello di Alpepiana, in quanto non più necessari i 34 milioni di mc/anno di deflusso verso il piacentino. Si devono in compenso, costruire i due invasi di Confiente.
Nel 1959 si compone il contenzioso tra Consorzio e Comune di Genova e lo stesso è autorizzato a costruire l'invaso del Brugneto di circa 24 milioni di mc, anche per usi idroelettrici, ma in particolare, per uso potabile di Genova. Dall'invaso realizzato, devono essere fatti defluire nel periodo estivo, gratuitamente 5 milioni di mc/anno per i primi 5 anni e 2,6 milioni di mc/anno a pagamento per gli anni successivi, per le esigenze irrigue del piacentino.
Con la nazionalizzazione dell'energia elettrica, l'ENEL nel 1965 viene autorizzata con decreto a partecipare al Consorzio Aveto-Trebbia per la parte attinente alla produzione di energia elettrica, mentre vengono riconosciute le priorità di utilizzazione dell'acqua per scopi potabili ed irrigui.
Si arriva agli anni 70, quando sembra essere prossima la realizzazione delle due dighe dell'impianto di Confiente.
Interviene allora una esigua protesta, fatta con una manifestazione composta per la maggior parte da gente venuta dalla valle del Tidone e dell'Arda che aveva paura di perdere quel poco turismo sorto intorno alle loro due dighe, da canoisti che avevano paura di perdere la possibilità della discesa, da qualche pescatore che non aveva capito che nei grandi laghi si salva e prolifera il pesce, da qualche pseudo-ecologista che non aveva capito che l'invaso ha capacità di depurazione, sedimentazione e regolatrice del deflusso e da pochissimi residenti bellamente strumentalizzati dai "forestieri".
La protesta fu fatta propria dalle forze politiche, che di fatto bloccano ogni iniziativa e l'attività del Consorzio, che viene soppresso nel 1970.

Fonte: http://www.valdaveto.net/documento_814.html

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